Carlo Felice, i conti choc mettono i ceppi ai Balletti. Tursi presenta il conto alla Regione: «Al teatro servono oltre 4 milioni o rischia il commissariamento»

Il Festival internazionale di Nervi torna nel mirino della politica, col centrodestra che spinge per organizzarlo subito e la Regione che dice di volerlo finanziare con 500 mila euro (lo aveva promesso anche lo scorso anno e i soldi non sono mai arrivati), ma il vero nodo è il bilancio del Teatro Carlo Felice. L’assessore comunale Montanari mette in fila i numeri: 2,8 milioni di perdite nel 2025, promesse regionali mai mantenute, una contestata rivalutazione delle scenografie (da 30mila euro a un milione e mezzo messo che ha salvato il bilancio 2024) e il timore concreto che, senza un intervento pesante, il teatro possa scivolare verso il commissariamento

Il punto di partenza: il bilancio 2025 affonda
Il cuore della vicenda, prima ancora del dibattito sui Balletti di Nervi 2026, è nei numeri del Carlo Felice. A dirlo con nettezza è l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari: «Il bilancio 2025 del Carlo Felice ha 2 milioni e 800 mila euro di perdite accertate. Di questa quota 500 mila euro sono i fondi promessi nella Regione per i Balletti di Nervi, promessi il 19 giugno scorso e mai versati. L’unico contributo è del Comune che poi ovviamente, non vedendo arrivare altro, per pagare gli artisti ha messo anche tutto quello che restava, quindi prima 300 mila euro, poi un milione totale. Poi ci sono le perdite d’esercizio che sono legate a alcune vicende complesse da spiegare, tra cui le “sopravvenienze passive”».
Da qui discende la conclusione politica e contabile che regge tutto il ragionamento di Palazzo Tursi: se si vogliono rifare i Balletti, prima bisogna rimettere in piedi il bilancio del teatro. E per farlo, bisogna partire da una perdita presunta per il 2025 pari a 2,8 milioni, di cui 500 mila euro legati proprio alla mancata contribuzione regionale per l’edizione passata del festival, promessa e non versata. Il resto, cioè 2 milioni e 366 mila euro, viene indicato come perdita strutturale o di esercizio.

Il caso delle scenografie e il rischio di una voragine ancora più larga
Ma il quadro potrebbe perfino peggiorare. Secondo quanto ricostruito dall’assessore, nel 2022 il Carlo Felice aveva acquistato alcune scenografie dalla Scala di Milano per una cifra attorno ai 30 mila euro, a cui andavano aggiunte le spese di trasporto. Il problema, però, esplode nel 2024, quando in bilancio quelle stesse scenografie compaiono con un valore completamente diverso.
La ricostruzione di Montanari è durissima: «Nel 2024 (quando presidente del consiglio di indirizzo era stato Marco Bucci in qualità di sindaco di Genova, fino alla decadenza, il 9 dicembre di quell’anno, quando fu sostituito dal vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi n. d. r.), sul bilancio compare una voce in cui queste scenografie invece di valere tra i 30 mila euro valgono un milione e mezzo. E come è avvenuta questa rivalutazione? Con una perizia di dieci righe senza legati fatta da un perito incaricato. La perizia di fatto trasforma questa “sopravvenienza attiva” in una patrimonializzazione che non solo porta il bilancio di quell’anno in pareggio, ma lo fa andare addirittura in attivo di 19 mila euro».
In sostanza, quella rivalutazione avrebbe avuto un effetto taumaturgico e miracoloso sul consuntivo 2024. Ma ora una nuova perizia, chiesta dai revisori dei conti per il bilancio 2025 e in attesa di ufficializzazione, andrebbe in una direzione completamente diversa. Il valore reale di quelle scene potrebbe infatti collocarsi tra i 100 mila e i 500 mila euro, nella lettura più favorevole, ma scarsamente probabile. Questo significa che il buco potrebbe allargarsi di circa 1,3 milioni di euro. Già oggi l’assessore Montanari e la sindaca Silvia Salis sono andati in procura a esporre la situazione, anche per evitare che l’attuale governance si trovi a rispondere di scelte compiute da chi c’era prima.

Il conto che Palazzo Tursi presenta alla Regione
Su queste basi, l’assessore al Bilancio Alessandro Terrile, racconta Montanari, avrebbe già impostato uno schema molto chiaro per capire quanto dovrebbe mettere la Regione se davvero vuole parlare seriamente dei Balletti di Nervi 2026. Il Comune farebbe la sua parte coprendo 1 milione e 183 mila euro, cioè la quota che gli spetta del buco di bilancio 2025. Ma alla Regione, secondo il ragionamento di Tursi, toccherebbe un impegno molto più pesante.
Il primo blocco è costituito dai 500 mila euro promessi per l’edizione passata e mai versati. Poi ci sarebbe 1 milione e 263 mila euro per finanziare l’eventuale edizione 2026, che la Regione continua a evocare nonostante le condizioni difficilissime del bilancio del teatro. A questo si aggiungerebbe una cifra pari a quella del Comune, cioè altri 1 milione e 183 mila euro, per concorrere alla perdita di esercizio 2025. Il totale porta a una conclusione netta: non bastano i 500 mila euro oggi promessi dalla Regione, servono circa 4 milioni e 246 mila euro.
Ed è qui che Montanari alza il tono: «L’eventuale edizione 2026 dei Balletti di Nervi prevede un budget di circa 1,263 milioni di euro che il Comune non riesce a stanziare dovendo già intervenire per ripianare le ingenti perdite pregresse del teatro. Per organizzare i Balletti, si dovrebbe contare sull’esclusivo contributo della Regione. Ora c’è una perdita d’esercizio di 2 milioni e 800 mila euro. Di questi, 500 mila euro sono i contributi promessi e mai versati dalla Regione per l’edizione dello scorso anno dei Balletti. Rimangono quindi 2 milioni e 300 mila euro, che vanno ripartiti tra i soci, Comune e Regione. Poi c’è la vicenda delle scene che potrebbe allargare il buco. Se la Regione vuole fare i Balletti, deve finanziarli interamente, perché in questo momento sul bilancio c’è zero, quindi deve mettere 1 milione e 263 mila euro perché il costo dei balletti previsto per il 2026 è quello».
Il vero allarme: il patrimonio disponibile e lo spettro del commissariamento
Dietro il confronto politico, però, c’è un allarme ancora più serio. Montanari insiste sul fatto che, per chiudere il bilancio in pareggio, la prospettiva sarebbe quella di intaccare il patrimonio disponibile del teatro, cioè quella riserva che serve a garantirne la stabilità. Oggi quel patrimonio viene indicato in 1 milione e 400 mila euro.
L’assessore lo dice senza giri di parole: «Se la Regione vuole davvero fare i Balletti quest’estate, se vuole blindare come dice il prestigio dell’International Nervi Ballet Festival, legato ovviamente al nome del Teatro Carlo Felice, prima deve contribuire per quanto hanno già fatto gli altri enti o faranno gli altri enti che sono soci della Fondazione, dopodiché deve soprattutto sostenere il teatro che non è in una situazione patrimoniale sicura, proprio perché per chiudere comunque il bilancio in pareggio la prospettiva è quella di intaccare il patrimonio disponibile, quel patrimonio che serve a garantire la stabilità dell’ente, in questo momento pari a 1.400.000 euro. Per legge non può essere intaccato per più del 30%. Se ciò accade e quindi si va oltre il 30%, nell’anno patrimoniale successivo, in questo caso con la chiusura del bilancio 2026, chi l’ha intaccato deve ripianarlo per portarlo almeno al 70% complessivo, altrimenti interviene di legge il commissariamento del Governo. Quindi noi avremo anche l’onere, visto che dovremmo intaccare questo patrimonio, di monitorare il fatto che venga mantenuto entro i termini di legge. Impensabile aggiungere delle spese».
Tradotto: senza una copertura vera, l’operazione Balletti rischia di pesare su un teatro che non ha più margini. E a quel punto il festival non sarebbe un rilancio, ma un fattore ulteriore di squilibrio.
Montanari attacca: “Non servono slogan, servono circa 3 milioni e mezzo”
L’assessore comunale collega poi direttamente questo quadro alla mozione portata in Consiglio regionale da Federico Bogliolo. Il giudizio è tranchant: «La mozione di Federico Bogliolo arriva oggi in Consiglio regionale e questi uomini di buona volontà impegnano la Regione, ma la devono impegnare non per 500 mila euro, ma per circa 3 milioni e mezzo, altrimenti è una sparata. Vuol dire che non serve a niente, perché se loro non ci mettono 3 milioni e mezzo il teatro comunque rischia il commissariamento». Poi c’è la partita delle scenografie.
Da qui anche una proposta alternativa, più prudente e più legata alla tradizione storica della manifestazione. Per Montanari, infatti, sarebbe più sensato tornare a organizzare i Balletti ogni due anni, come avveniva in passato, anche per sfruttare il possibile bando ministeriale previsto all’inizio del 2027 per le performance di danza classica. E in questo passaggio arriva anche una stoccata sull’assenza del Carlo Felice da un precedente bando analogo: «Si potrebbe concorrere, poi, certo, vincere è un’altra cosa, però nel 2025 il Carlo Felice, a gennaio, quindi quando presidente del consiglio di indirizzo era Pietro Piciocchi, scelse di non partecipare a un bando analogo. C’è una spiegazione? Chiedetelo a Orazi (l’ex sovrintendente del Carlo Felice n. d. r.)».
Orazi aveva un rapporto teso con gli allora vertici di Tursi che lo stavano sostituendo. I bene informati dicono che non fosse nemmeno d’accordo con la nomina, come curatore della manifestazione, di Jacopo Bellussi, voluto fortemente da Marco Bucci. Di certo, non si presentò alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione dei Balletti dello scorso anno.
I numeri dell’ultima edizione e il peso reale sui conti
A rendere ancora più complesso il quadro ci sono poi i dati dell’ultima edizione. Per 14 eventi sarebbero stati staccati 9.057 biglietti, con una media matematica di 644 spettatori a evento. L’incasso complessivo sarebbe stato di 285.371 euro, a fronte di una spesa attorno a 1 milione e 200 mila euro.
Il conto che ne fa l’assessore è di quelli destinati a far discutere: «Questo vuole dire che ogni spettatore è costato al Carlo Felice, quindi alla collettività, circa 94 euro oltre al biglietto pagato». È vero che la Cultura non ha prezzo, ma si può fare in modo che i conti siano ,se non in pari, quantomeno un po’ più equilibrati. Negli anni precedenti, ad esempio, la manifestazione era organizzata in modo da prevedere alcuni eventi “di cassetta” (ad esempio l’esibizione della star della danza Roberto Bolle, nome che da solo promuoveva la kermesse presso gli appassionati non solo italiani, oltre che alcuni concerti molto seguiti), in modo che costi e incassi non fossero così sbilanciati. Insistere nel voler organizzare i Balletti per questa estate, oltre alle questioni economiche che rappresentano il primo ostacolo, pone anche un problema operativo: c’è troppo poco tempo. Normalmente, la manifestazione si comincia a organizzare nel settembre dell’anno precedente e ormai siamo ad aprile dell’anno in cui si dovrebbero tenere. Ci sarebbero i tempi per organizzare tutto? Ci sono ancora compagnie di qualità e richiamo libere e disposte a venire?
Il tempo stringe e il 2026 appare sempre più in salita
Accanto ai problemi economici, ce n’è poi uno strettamente operativo: siamo già ad aprile e un festival internazionale di questo livello, normalmente, comincia a essere organizzato a settembre dell’anno precedente. Questo rende inevitabile la domanda che resta sospesa sul tavolo: ci sono davvero ancora i tempi per costruire un’edizione all’altezza? E soprattutto: ci sono ancora compagnie di richiamo disponibili?
Il tema è esploso anche in Consiglio regionale, dove il Festival internazionale di Nervi è tornato al centro del dibattito con l’interrogazione di Federico Bogliolo, consigliere di Vince Liguria e presidente del Municipio Levante. Bogliolo ha chiesto alla Regione quali iniziative intenda mettere in campo per garantire la continuità annuale della manifestazione, ricordando il peso storico dei Balletti di Nervi, nati nel 1957 e rilanciati stabilmente dal 2019. Il suo ragionamento: «Non possiamo pensare che la fatica di riportare il Festival a Nervi e la grande visibilità di questi anni si esaurisca in poche semplici parole: “non ci sono soldi”». Da qui la soddisfazione per la conferma del sostegno regionale, ma anche la richiesta al Comune di arrivare presto a una proposta strutturata.
Lo scontro politico in Regione
A rispondere in aula è stata la vicepresidente e assessora alla Cultura Simona Ferro, che ha definito il Nervi International Ballet Festival un’eccellenza culturale per la Liguria e ha ribadito la volontà della Regione di sostenere anche il 2026. Ma Ferro ha anche spostato il baricentro della responsabilità su Palazzo Tursi, osservando che manca ancora una proposta strutturata del sovrintendente e che il Comune avrebbe dovuto affrontare il nodo molto prima.Secondo lei: «Un festival internazionale di questa caratura va organizzato con un congruo anticipo» e non può essere costruito «in poche settimane». In realtà, come si è detto, nemmeno in qualche mese.
Su questa posizione si è innestata la replica del Partito Democratico, con i consiglieri Armando Sanna e Simone D’Angelo, che hanno accusato Simona Ferro di fare scaricabarile. La loro contestazione è frontale: «Le parole della vicepresidente della Regione Liguria, Simona Ferro, sono l’ennesima dimostrazione di una Giunta che invece di governare preferisce scaricare le responsabilità su altri». Per i due esponenti dem, proprio perché un festival internazionale richiede mesi di lavoro, sarebbe ancora più grave che la Regione abbia passato tanto tempo a parlare di sostegno senza tradurlo in atti concreti, risorse certe e programmazione reale. E nella loro lettura il caso Nervi si inserisce in un problema più ampio, che tocca anche la situazione della Fondazione Teatro Carlo Felice, dove la Regione partecipa direttamente alla governance.
La scorsa settimana anche Lega e Vince Genova, oggi all’opposizione in Consiglio comunale, erano intervenute sul caso chiedendo al Comune di uscire dall’incertezza e di garantire continuità al Festival di Nervi. I due gruppi, con una richiesta di risposta scritta, avevano accusato l’amministrazione di Tursi di restare troppo defilata su una manifestazione considerata strategica per l’immagine culturale e turistica della città. Nella loro lettura, interrompere o indebolire la cadenza annuale del festival significherebbe disperdere il lavoro costruito negli ultimi anni e colpire anche il mondo della danza genovese. Un tema che l’attuale capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi, come già ricordato, conosce certamente molto bene, visto che è stato presidente del consiglio di indirizzo del Carlo Felice tra il dicembre 2024 e la fine di maggiodel 2025, quando ha perso la sfida per la poltrona di sindaco con l’attuale prima cittadina, Silvia Salis.
Il nodo vero resta uno: chi mette i soldi
Alla fine, al di là delle mozioni, delle interrogazioni e delle dichiarazioni incrociate, il punto resta uno solo, ed è quello che Giacomo Montanari prova a scolpire nel dibattito politico: se la Regione vuole davvero blindare i Balletti di Nervi, non bastano annunci da 500 mila euro. Servono fondi versati e risorse molto più consistenti, servono tempi certi e serve soprattutto evitare che il festival venga costruito sopra un teatro già in evidente sofferenza economica.
Per questo il tema non è più soltanto culturale o identitario. È diventato un problema di sostenibilità vera, di credibilità istituzionale e perfino di sicurezza contabile per la principale fondazione lirica cittadina. E se le prossime perizie sulle scenografie dovessero confermare una spaccatura così netta rispetto al passato, la partita non resterebbe soltanto politica. Potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più complesso.


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